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Energia Marina dallo stretto di Messina

Dopo il referendum che forza_mareha bocciato il piano dell'energia nucleare varato dal Governo, l'Italia si interroga sul suo futuro energetico con l'obiettivo, ambizioso, di poter essere finalmente indipendenti dal punto di vista degli approvvigionamenti, senza dover più dipendere da altri Paesi politicamente instabili.

Oggi l'Italia e gli Italiani si ritrovano a pagare in bolletta il 35% in più rispetto a tutti gli altri cittadini e a tutte le altre famiglie Europee, in quanto nel Paese non si produce neanche la metà dell'energia che viene consumata.

L’Italia è costretta ad acquistare l’energia da altri Paesi e ciò influenza  prezzi facendo impennare le nostre bollette.
La soluzione per risolvere questo problema, almeno secondo il Governo Italiano, è quella di avviare un percorso virtuoso di mix energetico che riesca a portare l'Italia, entro il 2020, alla soluzione "25-25-25-25" cioè 25% di fonti rinnovabili (oggi all'11,2%), 25% di gas, 25% di carbone e 25% di nucleare. Ma dopo il verdetto del referendum, bisogna capire come sostituire quest'ultimo 25%, possibilmente provando a sfruttare le fonti energetiche più ecologiche.

Tra le energie pulite non ci sono solo eolico e solare, risultanti intermittenti e poco potenti, per avere la stessa potenza di una centrale nucleare, bisognerebbe ricoprire di pannelli solari tutta la superficie della Calabria centro/meridionale, ma ce ne sono altre molto più funzionali come l'idroelettrico, innanzitutto, e il geotermico, oltre a biomasse e biocarburanti.
Su questo, a quanto pare, il governo vuole adesso puntare più che ad ogni altra cosa.

 

Ma un nuovo fronte, di cui si è sempre parlato ma mai in modo molto approfondito, è quello dell'energia marina, che interessa molto da vicino lo Stretto di Messina. Anche il mare, infatti, specie dove ci sono forti correnti, può produrre energia.
Prendendo come parametro gli 8.000 chilometri di coste italiane, il potenziale di produzione di energia elettrica sarebbe pari all’incirca a 6 impianti nucleari Epr.
Solo dal potenziale delle correnti marine dello Stretto di Messina si potrebbe produrre energia elettrica equivalente al fabbisogno di una città di due milioni di abitanti.
Con 1.000 chilometri di impianti che sfruttano un valore medio dell’altezza dell’onda del mare, costruiti su opere italiane già esistenti come porti, dighe foranee o dighe frangiflutti o anche costruiti al largo delle coste, si potrebbe ottenere la stessa potenza di produzione energetica di una centrale nucleare Epr da 1.600 Megawatt, la tipologia di impianto prevista nel piano nucleare italiano respinto dal Referendum.